
Il cimitero è un tripudio di colori, esistono solo tombe colorate con le tonalità più sgargianti. Muratori e pittori si alternano turbinando come foglie d’autunno tra i sepolcri. Stormi di bambini fanno volare aquiloni correndo disordinatamente, saltando, e fermandosi solamente per degustare qualche leccornia che svariati venditori ambulanti offrono dalle loro bancarelle ubicate all’interno del campo santo. Mi ritrovo immerso in questa giostra di risa, colori e meraviglie, mi ritrovo fra la vita e la morte, la terra arsa ed cielo opaco, in un altro mondo dove la morte è convivio, ricordo e speranza. Tutto questo è un banale giorno dei morti in Mesoamerica.
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I flutti spazzano la spiaggia costantemente, senza interruzione, l’Atlantico mostra sempre la sua severità ed assoluta certezza, In questo mondo riplasmato completamente dal virus la sua forza e perseveranza rimangono intatte, è come se volesse fracassare tutte le coste dell’Africa Occidentale. Quando ci immergi i piedi, lui ti risucchia, ti scuote, ti ghermisce all’istante. Ogni volta che l’incontro provo una tremenda impotenza nel confrontarmi con esso, come fosse un temuto Re di terre lontane che il solo proferire il suo nome incute timore e reverenza, infatti di fronte al suo trono di conchiglie in frantumi ed ossi di seppia, ciò che sono viene totalmente risucchiato dai suoi infinti e possenti vortici. 




La fresca brezza del crepuscolo da respiro e calma al tremolante orizzonte africano e fra la polvere alzata a mezzaria dal nostro rincorressi nell’immaginario campo da calcio, Br. Kennet fischia la fine della nostra partita richiamando i ragazzi del Boys Home per prepararsi alla cena. Io mi volto verso Isaac e ponendogli le mani sulle spalle gli dico: “ Si gioca prima con la testa che con i piedi, prima con la testa, non devi trattenere la palla ma devi scegliere il giusto compagno a cui passarla”. I ragazzi mi salutano chiosando con le loro voci un cielo pastellato di rosa, scendono le ombre ed il frinire dei grilli ridisegna ricordi d’infanzia custoditi in quei profumi di terra, erba tagliata e quelle rose scelte d’inverno, proprio pensando ai lenti respiri delle sere di maggio. 